L'esodo, esperienza fondamentale della vocazione

19 aprile

Carissime Sorelle

come ogni anno, ma con spirito rinnovato, la quarta domenica di Pasqua ci convoca dinanzi al Signore per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni che, quest’anno, si celebra il 26 aprile p.v. Per noi consacrate, ogni giorno deve essere “giornata di preghiera per le vocazioni”, attraverso la testimonianza della gioia pasquale.

Insieme, obbedienti al Santo Padre, rivediamo la nostra vocazione, perché risponda autenticamente al Suo progetto d’amore sognato per ciascuna di noi.
Il messaggio del Santo Padre è bellissimo e può e deve essere un progetto di vita, sul quale calibrare i passi del nostro cammino di donne consacrate.
Il tema è quanto mai eloquente:
“L’esodo, esperienza fondamentale della vocazione"
Ripetutamente il Santo Padre ci invita ad uscire per andare verso le periferie; naturalmente, la prima periferia è quella dentro di noi, poi quella all’interno delle nostre comunità e poi fuori.
Ci invita, con insistenza, ad un continuo andare, ad uscire da quella staticità che ristagna in uno stile di vita che genera accomodamento.
Care sorelle, la vocazione deve avere la caratteristica della dinamicità. Verifichiamo, dunque, senza giustificarci, per non doverci assumere, in seguito, la responsabilità di dolorose “paralisi”. Non è colpa dell’età, della malattia o d’altro, quanto questione di scelte. Il dinamismo suscita “in noi il desiderio e il coraggio gioioso di offrire la nostra vita e di spenderla per la causa del Regno di Dio” (1).
Essere sempre nello stesso punto (non cambia nulla, non vale la pena ecc…) è indice di morte, di caduta libera verso il basso. Nel Vecchio Testamento la storia dell’uomo è all’insegna di questo continuo cammino verso la terra promessa, che è esodo, un procedere con lo sguardo attento e fisso alla meta. Ogni tappa è diversa, è sempre nuova, ha il volto nuovo dell’incontro, dell’abbandono del vecchio per assumere il nuovo di Dio, nella fede.

“Alla radice di ogni vocazione cristiana c’è questo movimento fondamentale dell’esperienza di fede: credere vuol dire lasciare se stessi, uscire dalla comodità e rigidità del proprio io per centrare la nostra vita in Gesù Cristo” (1).

La vita di Gesù, è sempre un cammino, un andare verso l’uomo e per l’uomo verso “Gerusalemme”. Gesù non ha mai cambiato direzione, non si è mai arrestato per evitare la morte. Anche Lui è uscito dal suo privilegio divino per entrare nella dinamica umana, percorrendo le vie scomode della vita.

Solo un amore infinito, quale è quello di Dio per l’uomo, porta alla follia dell’amore: la Croce. Sorelle, spesso dimentichiamo a cosa siamo state chiamate, rinunciando, per non affrontare la fatica dell’esodo da noi stesse, alla bellezza del dono. Dimentichiamo cosa è la chiamata: “… è anzitutto una chiamata d’amore che attrae e rimanda oltre se stessi, decentra la persona, innesca «un esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio» (Benedetto XVI, Lett. Enc. Deus Caritas est, 6) (1).

Care sorelle, è troppo bella la vita consacrata! Se non avvertiamo più tale bellezza, dobbiamo chiederci, onestamente e con umiltà, con cosa l’abbiamo “barattata”, banalizzando il dono che viene da Dio. Ci siamo lasciate, ancora una volta, ammaliare dal “luccichio del falso bene”: le comodità, i mezzi e strumenti non necessari, esigenze troppo personali ecc. Ancora non riusciamo a fare discernimento sulla necessità o meno di alcuni mezzi di comunicazione, che usiamo in forma “narcisistica” per comunicare il banale, compromettendo i valori della fraternità consacrata.
Ad ogni responsabile di comunità è affidato il compito di correggere con carità, animare, suscitare con amore e fedeltà il vero bene, in ogni sorella. Dinanzi a pressioni che indeboliscono lo spirito religioso (spirito di giustizia, di povertà e radicalità evangelica), è chiamata ad essere guida credibile e testimone del Vangelo, assumendosi la responsabilità delle scelte.
La famiglia religiosa è una sola; ogni membro, pertanto, deve uniformarsi allo spirito che il nostro Padre Fondatore ci ha trasmesso. Lo stile di vita è quello del Vangelo e non quello delle opinioni o scelte personali che creano differenze e, talvolta, discriminazioni tra comunità. Riprendiamo in mano il dono e recuperiamo “la perla” che ci è stata affidata per il Regno. Anche noi dobbiamo poter dire con la vita: “È bello con TE”.
Ogni responsabile di comunità non limiti l’impegno vocazionale alla semplice lettura del messaggio, ma esso sia oggetto di riflessione, di revisione di vita, di preghiera personale e comunitaria. Sia il giovedì sia la domenica, durante l’adorazione, si reciti la preghiera per le vocazioni, ma la preghiera sia accompagnata dall’impegno serio, costante per la propria vocazione e le vocazioni. (Inquiete per il Regno, ma non per regnare …). Coraggio sorelle, il tempo passa, destiamoci dal torpore e apriamo gli occhi del cuore per guardare alla Risurrezione!
Il Signore ci illumini perché la nostra consacrazione sia risposta di amore autentico. Maria, modello di ogni vocazione, ci conduca per le vie di Cristo. San Filippo Smaldone vegli su di noi, con amore di padre, e ci protegga.