Da Lecce: una storia di fede e di dedizione

15.10.2015

Papa Francesco, in quest’anno in cui stiamo celebrando la vita consacrata, ha evidenziato l’importanza di raccontare la storia del proprio Istituto, non come si osservano i cimeli del passato ma al fine di riviverne lo spirito, le tradizioni e le opere che lo hanno espresso e progettare il futuro nella speranza.
Un’osservazione mi nasce spontanea ed ha un carattere prettamente esistenziale: c’è il tempo per vivere l’esperienza e c’è il tempo per raccontarla. Quando la si vive, l’elemento “mistero”, insito in ogni avvenimento e persona, non si percepisce immediatamente perché si è prese dal contingente, dal quotidiano, dal campo di azione; quando la si racconta l’esperienza è entrata a far parte del bagaglio della nostra coscienza e, con occhi più distaccati dalle cose e dagli eventi, personali e comunitari, l’invisibile si fa visibile nella storia di ognuno, per cui il raccontare diviene il celebrare l’evento di un Dio che ha tessuto, attraverso la fragilità delle creature, cose meravigliose.
Raccontare diventa, pertanto, celebrare le meraviglie del Signore, come fu per Maria, la donna che, andando ad esercitare il “servitium caritatis” alla cugina Elisabetta, proruppe in un canto di lode e celebrò la magnificenza di Dio nella sua vita, di Colui che le aveva accomunate entrambi nella profezia e nella liturgia dei due Bambini nascituri. Giovanni, con un compito profetico; Gesù con un compito regale, in quanto in Lui la profezia si fa carne e le Parole diventano la Parola nella storia degli uomini, in un’Alleanza nuova.

Questo sentimento, approcciandomi al lavoro, non è stato immediato, ma è divenuto dominante a mano a mano che mi documentavo nel processo storico e vedevo scorrere gli anelli di una catena umana, le consorelle che ci hanno preceduto e delle quali la fede e la laboriosità sono stati i connotati per eccellenza.

La storia di un Istituto religioso diviene così la storia di un progetto sogno d’amore del Padre, trasmesso al cuore del Fondatore e vissuto nella quotidianità dell’azione della lunga catena di sorelle in questi 130 anni di vita dell’istituzione e dell’opera.
Quale la linea seguita? Non certo quella psicologica e spirituale che solo Dio conosce; immediata è stata la convinzione del Professore Hervé Cavallera e mia, a cui la rev.da Madre Maria Longo, aveva affidato il lavoro, di utilizzare il processo storico della successione dei governi per evidenziare le linee e gli orientamenti spirituali e pratici dell’Istituto, indicati dalle Madri e loro Consigli, docili all’azione dello Spirito.
Sono state individuate cinque tappe nella linea di sviluppo storico, corrispondenti ai cinque capitoli

Cap.I . Gli inizi e la prima forma organizzativa con il generalato di Madre Natalia La Rocca, nominata dal Fomdatore e in carica fino al 28 maggio 1909; di Madre Antonietta Smaldone, la prima eletta dalla base, dal 1910 al 1917; di Madre Geltrude Magli dal 1917 al 1923, anno della santa morte del Padre.

Cap. II – La ricerca dell’identità giuridico-apostolico-carismatica dell’Istituto durante il 2° mandato di Madre Geltrude Magli e il terzo interrotto dalla di lei morte: dicembre 1933, periodo in cui l’Istituto riceve il Decreto di approvazione pontificia (21 giugno 1925) e il Regio Decreto della personalità giuridica dallo Stato (15 dicembre 1930); prosegue con il 1° e 2° mandato di governo di Madre Germana Doddi (1934 – 1946), con il primo e secondo mandato di governo di madre Gioconda Falabella (1946 - 1958) ; sono gli anni in cui l’Istituto religioso dal Salento e dalla Campania si estende fino alla Città Santa: Roma, con il trasferimento della curia generalizia da Lecce e Roma (25 ottobre 1950) ma, soprattutto con il riconoscimento del nostro Fondatore da parte della Santa Sede – il 29 luglio 1949, e si corregge nella sua prima parte il Decreto di lode datato 30 novembre 1915 con l’aggiunta “fondato dal sac. Filippo Smaldone” e non più da Mons. Luigi Zola.

Cap. III - Sviluppo e innovazione dell’Istituto. Negli anni dell’ante e post Concilio Vaticano II, mentre al governo si sono succedute due Madri di v. m. Madre Agnese Basile (1958 – 1966), morta in carica, e Madre Chiarina Pezzuto, in carica dal 1967 al 1979. Madre Chiarina, nell’eredità spirituale e nella prosecuzione degli orientamenti di Madre Agnese, pur con delle caratteristiche personali differenti, ha portato avanti la grande opera della riforma dell’Istituto voluta dalla Chiesa ed espressa nel lavoro di revisione delle Costituzioni, del rinnovamento spirituale ed apostolico, nonché del cambio dell’abito religioso.

Cap. IV – Rinnovamento ed espansione missionaria - L’Istituto si apre alla missione ad extra nell’ America Latina, apertura iniziata con Madre Chiarina il 25 marzo 1972, con l’Istituto di Belem, nello Stato del Parà, e poi estesa nei vari Stati del Brasile: Amazonia, Cearà, Distretto Federale, Goias, Minas Gerais con Madre Angela Casciaro, succedutale e alla guida per due sessenni dal 1979 – 1991.
L’espansione missionaria prosegue in Africa, grazie al coraggio e alla fede della Madre, e precisamente in Rwanda a partire dal 1987. Sono gli anni in cui la Congregazione continua nell’impegno formativo spirituale e professionale delle giovani religiose e nell’aggiornamento e flessibilità educativa al fine di adeguare strutture e personale al rinnovamento pedagogico e didattico di una scuola nuova, basata sull’attivismo e personalismo pedagogico.

Cap. V – La santità del Padre contagia e anima le Figlie. Sono gli anni in cui la causa di canonizzazione del Padre, iniziata con Madre Angela, arriva al primo traguardo della beatificazione (12 maggio 1996) durante il generalato durato due sessenni di Madre Delia Olita (1991 – 2003) e al traguardo finale con la canonizzazione (15 ottobre 2006) durante il governo di Madre Maria Longo (2003 -2015).
La spiritualità dello Smaldone viene vissuta dalla gioventù smaldoniana (GISMA), dall’Organizzazione di volontariato “Filippo Smaldone onlus”, da Missione Effatà onlus, da Movimenti Laici Smaldoniani. E’ un fiorire di rami laicali che dall’albero congregazionale danno i loro frutti nella Chiesa per il bene dei fratelli. Sono gli anni in cui nasce il Centro di pastorale dei sordi e per i sordi, con l’impegno di seguire la persona sorda nelle varie fasi della vita e aiutarla nella costruzione di una fede che matura con gli anni e con le nuove situazioni di vita: lavoro, matrimonio, paternità e maternità. Si costituisce così la Famiglia Smaldoniana, molto più ricca dell’Istituto religioso, custode ed interprete del carisma del Fondatore.

A Dio la gloria; al Padre Fondatore l’onore e la riconoscenza; alle consorelle che ci hanno preceduto il ricordo colmo di gratitudine e di venerazione, alla Famiglia smaldoniana l’impegno di fedeltà in un cammino che ha come meta per la persona la beatitudine e per l’Istituto la risposta generosa e concreta al progetto di Dio e del nostro Padre di vivere il vangelo nella dimensione carismatica specifica che coincide con l’amore misericordioso di Dio espresso fino alle periferie esistenziali, là dove l’umanità spesso è vilipesa, maltrattata, non protetta.
Testimonianza di Suor Ines De Giorgi nella presentazione del testo di storia dell'Istituto