Una Chiesa "in stato di missione" e soggetto della missione

Una Chiesa "in stato di missione" e soggetto della missione
11 luglio 2015

Oggi, festa liturgica di San Benedetto, le Capitolari iniziano la giornata con la celebrazione eucaristica presieduta dal Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei Popoli.
Al termine della Messa, il Presule ci fa dono di una relazione sul tema "Da una Chiesa-missione ad una Chiesa "in stato di missione". A 50 anni dalla pubblicazione del Documento conciliare "Ad gentes" il concetto di missionarietà è cambiato moltissimo, si è ampliato nell'accezione sociologica, non sono solo alcuni sacerdoti e religiosi o laici chiamati, in virtù di maggiore generosità e donazione, alla missione ad gentes, ma ogni battezzato, in virtù del Battesimo è missionario. Inoltre Papa Francesco, nell'Esortazione apostolica "Evangelii gaudium" usa il termine "missione" in senso "aperto" e supera l'espressione usata nei precedenti documenti pontifici di "Missione ad gentes" o di "nuova evangelizzazione". I destinatari di tale novità non sono i missionari per vocazione, ma il cristiano, che, per l'identità di Figlio di Dio ricevuta dalla grazia battesimale, è missionario. Mentre nel passato della Chiesa e delle nostre famiglie religiose la missionarietà è stata legata alla generosità dei missionari nel mondo, nel Documento EG, tutta la Chiesa di Dio partecipa alla missionarietà; è soggetto della missione. La finalità del Documento in oggetto è chiara: tutta la Chiesa è soggetto di missione ed è in stato di missione, in una conversione pastorale. La stessa azione missionaria diviene il termometro della stessa vitalità e fecondità della Chiesa. ll contenuto della missione è l'amore di Dio per l'uomo rivelato in Cristo fino alla follia della croce. Pertanto siamo portatori del Vangelo fuori se siamo in conversione continua, se diventiamo discepoli, se costruiamo una Chiesa in stato di esodo, non autocentrata su se stessa, non auto referenziale, ma pronta a ricercare come il buon pastore, non una pecorella smarrita ma, le novantanove pecorelle che sono fuori dell'ovile. La missione divine nuova anche per i nuovi areopaghi, per i nuovi scenari di uscita della Chiesa. Il discepolo è un esodato, un decentrato da sé perché pone Cristo al centro della sua vita e della sua azione missionaria. Il Presule, pervenendo alla conclusione della trattazione di un tema di capitale importanza che indica una visione nuova della Chiesa e una visione nuova della vita dell'uomo, ripete l'invito di Papa Francesco: "Non lasciamoci rubare l'entusiasmo missionario", non soccombiamo alla tentazione della "psicologia di tomba" che considera un Cristianesimo senza croce, oppure un cristianesimo con la croce ma senza Gesù. E' questa la Chiesa che pensa ai successi, ai trionfi, seguace della logica del mondo, pericolosa tentazione per l'azione missionaria. Cristo ha la sua logica, la logica del morire per vivere, del fallimento per la vittoria,del passaggio obbligato della rinuncia per amore che dà gioia.