La pastorale giovanile nell'Istituto

La pastorale giovanile nell'Istituto
14 luglio 2015

Nella premessa al capitolo della Formazione, così si esprime la Segretaria generale: “La pastorale giovanile e vocazionale, pur trovando le sue radici nel passato, al tempo della formazione dei primi timidi gruppi GISMA e Gismine, frutto della Beatificazione del Padre, riceve impulso e forza dalle consegne del XIX Capitolo Generale e dalla “Verifica del triennio di Governo” nel 2006 da cui scaturisce un’ identità ed una fisionomia propria, di responsabilità a livello nazionale e locale. Gesù Cristo “è lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8). Ma la concretezza di questo oggi ci provoca da diverse prospettive: sorgono nuove istanze culturali, si profilano problematiche sociali impensabili sino a qualche tempo fa, si fanno palpabili le conseguenze sull’uomo contemporaneo delle grandi trasformazioni e dei grandi processi di un’epoca segnata dalla globalità, ma altresì dal frammentario e dal provvisorio.
Mutano radicalmente anche i rapporti umani, caratterizzati, a volte da fragilità e paura, e fondati sul sentimento del momento, a discapito del gratuito e di un impegno scelto e stabile.
La Pastorale giovanile che si attua in Italia, in Africa e in America latina “pur rimanendo distinta, è complementare alla Pastorale vocazionale in quanto, nella sua azione, può generare un orientamento di vita. La pastorale vocazionale, infatti, si raccorda con le dinamiche e gli sviluppi della pastorale giovanile, proponendo ad ogni giovane il discernimento come cammino di ricerca e di risposta personale alla chiamata di Dio. Da parte del Governo Generale, non è mancato lo stimolo offerto ad ogni livello, soprattutto in sede di formazione delle Superiore e, più ancora, delle responsabili della Pastorale, per far crescere sempre più la cultura vocazionale in tutte le realtà nelle quali si opera”.
La Responsabile dell’équipe della pastorale giovanile vocazionale, in Italia, è Sr Ivanice Barbosa, che con immediatezza afferma che il cammino compiuto in questo secondo sessennio si è consolidato in piccoli gruppi e soprattutto nelle sedi di Roma, Prepezzano e Palmi e he il lavoro si è concentrato sull'accompagnamento del giovane e l’evangelizzazione..
Le tappe di tale percorso, in conformità al Piano generale della PGV sono così scandite

1. Effata alla vita per i ragazzi
2. Effata alla relazione per gli adolescenti
3. Effata alla missione per i giovani

Le prime due tappe sono propedeutiche alla terza, il cui cammino corrisponde con il percorso GI. SMA (Gioventù Smaldoniana). Non solo sono stati presentato gli obiettivi e i contenuti di ogni fase ma anche preparati i sussidi comuni da essere utilizzati nelle diverse sedi. Il lavoro pastorale dell’équipe nazionale ha dato i primi frutti: la preparazione degli animatori che senza trascurare la propria formazione partecipando anche alle iniziative della diocesi, hanno assunto l’impegno di seguire il gruppo adolescenziale. Occorre, però, rinforzare la mentalità pastorale nelle comunità per evitare che l'operatrice pastorale sia considerata una girovaga per le vie del mondo. Lo è ma con uno scopo preciso: aiutare gli adolescenti e giovani a scoprire la bellezza dell'essere amici di Cristo. Nella relazione ha presentato la modalità della Pastorale Giovanile Vocazionale in Italia e in Brasile, che segue la metodologia dell’accompagnamento personalizzato, con week-end di spiritualità, partecipazione agli incontri vocazionali della diocesi ; ascolto settimanale nel Centro vocazionale diocesano. Dalla discussione conseguente alla relazione emerge la riflessione sull’opportunità di operare una pastorale Giovanile integrata tra sordi e udenti. Ma la maggioranza dei membri sostiene che il momento di evangelizzazione per il sordo sia personalizzato mentre per l’esperienza di vita cristiana e missionaria può essere integrata ed il compito è del referente zonale del Centro di Pastorale dei sordi.