Vinci l'indifferenza e conquista la pace

01.01.2016

Prendendo le mosse dalla constatazione che il nostro tempo è caratterizzato da un atteggiamento indifferente generale di indifferenza, che ha addirittura superato l’ambito individuale per assumere una dimensione globale e produrre quel fenomeno che Papa Francesco definisce “globalizzazione dell’indifferenza”, il Messaggio delinea alcune forme di indifferenza che caratterizzano il nostro tempo. Innanzitutto l’indifferenza verso Dio “dalla quale scaturisce anche l’indifferenza verso il prossimo e verso il creato.” “E’ questo, sottolinea il Papa, uno dei gravi effetti di un umanesimo falso e del materialismo pratico, combinati con un pensiero relativistico e nichilistico. L’uomo pensa di essere l’autore di sé stesso, della propria vita e della società; egli si sente autosufficiente e mira non solo a sostituirsi a Dio, ma a farne completamente a meno; di conseguenza, pensa di non dovere niente a nessuno, eccetto che a sé stesso, e pretende di avere solo diritti” (n. 3).
Dopo aver dimostrato come la pace sia minacciata dall’indifferenza a tutti i livelli, il Messaggio offre una riflessione biblica/teologica, che consente di comprendere la necessità di superare l’indifferenza per aprirsi alla compassione, alla misericordia, all’impegno e, quindi, alla solidarietà.
Quest’ultima viene definita come una virtù morale ed un atteggiamento che coloro che hanno responsabilità di carattere educativo e formativo, come le famiglie, gli educatori e i formatori, gli operatori culturali e dei mezzi di comunicazione sociale, sono chiamati a coltivare, ciascuno secondo i propri ruoli e le proprie responsabilità.
Confidando nella capacità dell’uomo di vincere il male con il bene, il Messaggio indica come nella nostra società siano presenti molteplici forme di solidarietà e di lodevole impegno a favore delle persone in difficoltà: le vittime dei conflitti armati e delle calamità, i poveri e i migranti. Il Papa coglie l’opportunità per “ringraziare e incoraggiare tutti coloro che si impegnano in azioni di questo genere, anche se non vengono pubblicizzate”, “in modo particolare tutte le persone, le famiglie, le parrocchie, le comunità religiose, i monasteri e i santuari, che hanno risposto prontamente al (suo) appello ad accogliere una famiglia di rifugiati” (n. 7).
Il Messaggio si conclude con un appello del Santo Padre affinché ciascuno, nello spirito del Giubileo della Misericordia, adotti un impegno concreto per contribuire a migliorare la realtà in cui vive, a partire dalla propria famiglia, dal vicinato o dall’ambiente di lavoro.
Un analogo appello viene rivolto anche ai responsabili delle Nazioni affinché compiano gesti concreti, se non veri e propri atti di coraggio, nei confronti delle persone più fragili delle loro società, come i prigionieri, i migranti, i disoccupati e i malati. Il Papa invita anche i responsabili degli Stati a volgere lo sguardo al di là dei propri confini per “rinnovare le loro relazioni con gli altri popoli, permettendo a tutti una effettiva partecipazione e inclusione alla vita della comunità internazionale, affinché si realizzi la fraternità anche all’interno della famiglia delle nazioni, con un triplice appello: a) astenersi dal trascinare gli altri popoli in conflitti o guerre, b) cancellare il debito internazionale degli Stati più poveri o favorirne una gestione sostenibile, c) adottare politiche di cooperazione rispettose dei valori delle popolazioni locali e che non siano lesive del diritto dei nascituri alla vita.
Non è solo l’indifferenza che sta al centro del Messaggio del 2016 quanto “la speranza nella capacità dell’uomo, con la grazia di Dio, di superare il male e (di) non abbandonarsi alla rassegnazione e all’indifferenza” (n. 2), contribuendo così alla pace con Dio, con il prossimo e con il creato. Lo dimostrano alcuni avvenimenti del 2015 che “rappresentano la capacità dell’umanità di operare nella solidarietà, al di là degli interessi individualistici, dell’apatia e dell’indifferenza rispetto alle situazione critiche” ( ibid .) Il Papa si riferisce in particolare alla COP21, al Summit di Addis Abeba per raccogliere fondi per lo sviluppo sostenibile del mondo, all’adozione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, e al 50° anniversario della pubblicazione della Nostra aetate e della Gaudium et spes , due documenti del Concilio Vaticano II che hanno aperto la porta del dialogo con le religioni non cristiane e l’intera famiglia umana.
Per custodire questa speranza, il Papa sottolinea come “anche noi siamo chiamati a fare dell’amore, della compassione, della misericordia e della solidarietà un vero programma di vita, uno stile di comportamento nelle nostre relazioni gli uni con gli altri” (n. 5), cioè ad essere misericordiosi come il Padre (cfr Lc 6,36).