Sinodo dei Vescovi x l'Amazzonia:fedeli allo Spirito

5 ottobre 2019

Comprendere, contemplare e servire i popoli dell’Amazzonia, in un appuntamento che non è una tavola rotonda o una conferenza, ma un cammino sinodale, perché “il Sinodo non è un parlamento”, bensì un’occasione per riflettere, dialogare, ascoltare con umiltà, parlare con coraggio e parresia, discernere e custodire sempre la fraternità. Questa la riflessione di Papa Francesco alla sessione inaugurale dell'Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la Regione Panamazzonica, sul tema: “Nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. La raccomandazione ai padri sinodali è quella di accostarsi ai popoli amazzonici “in punta di piedi”, rispettando la loro storia, la loro cultura, il loro stile di vita, la loro poesia. Non quindi intenzioni pragmatiche, non programmi di sviluppo sociale o di tutela delle culture, non azioni col medesimo stile che ha condotto alla deforestazione e sfruttamento, ma una dimensione che - lontana dalla mondanità - ha occhi e cuore da discepoli e missionari, senza proselitismi, nel rispetto della realtà di un popolo che è sovrana.
Il Papa apre il Sinodo per l’Amazzonia: fedeli alle novità dello Spirito con prudenza audace

Il 5 ottobre la Messa di apertura, il 6 ottobre la processione dalla Basilica Vaticana all’Aula del Sinodo, dove si tengono i lavori. Il Papa si sofferma in San Pietro per un momento di raccoglimento e preghiera con i partecipanti all’assise, salutando in particolare i rappresentanti dei popoli indigeni, che in processione portano, oltre ai loro canti, anche una canoa ricolma di strumenti e oggetti simbolo di storia e tradizione. Lungo il percorso in Piazza San Pietro avvolgono e accompagnano il Pontefice con il loro calore e con i loro cartelli sull’ecologia integrale ma anche in ricordo di chi ha perso la vita in difesa delle terre amazzoniche e non solo. Nel piazzale antistante l’Aula Paolo VI Francesco riserva ancora un saluto ai presenti e insieme si trasferiscono nell’Aula del Sinodo per una preghiera iniziale.
Spinge poi a lavorare sull’Instrumentum Laboris, che è - spiega - un “testo martire”, destinato cioè ad essere modificato, addirittura distrutto nel corso dei lavori, perché è un punto di partenza del cammino che sarà indirizzato dallo Spirito Santo. Per quanto riguarda il programma, secondo l’esperienza del Sinodo sui giovani, Francesco aggiunge che dopo quattro interventi si osserveranno quattro minuti di silenzio. Essere nel Sinodo, prosegue, vuol dire entrare “in un processo” che non significa occupare uno “spazio” nella sala ma essere avvolti - come bambini - dal “calore” della comunità e della Madre Chiesa, curando l’aspetto fraterno, l’intimità, usando delicatezza e prudenza anche nella comunicazione all’esterno, per evitare qualsiasi equivoco.
Attendiamo i frutti del Sinodo che ci auguriamo carichi di umanità, di vangelo.