Riconoscere il volto di Cristo in ogni pellegrino

7 marzo 2018

Il giorno 7 marzo, al termine del corso di Esercizi Spirituali riservato alle Superiore di comunità, è stato impegnato in un tema di grande attualità, scaturito dal fatto che le nostre comunità religiose sono da alcuni decenni interculturali. A guidare la giornata è stata Sr Rosanna Costanrtini delle Figlie di Maria Ausiliatrice, esperta nei problemi di psicologia della terza età e dei processi formativi all'intercultura.
E' partita da un approfondimento biblico, da Abramo, padre della fede, primo modello di accoglienz.
"Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno". Uno dei primi incontri di Abrao con il Signore avviene in questo episodio, in cui Dio si fa prossimo ad Abramo attraverso l'altro.
Abramo è sulla porta di casa, della sua tenda, e per di più nell'ora più calda del giorno. Abramo esce dal suo spazio, non si barrica dentro ed è pronto ad incontrare. E, proprio perchè egli siede all'esterno, lascia aperta all'altro e per l'altro la porta dlela propria casa, metafora dell'atteggiamento di ogni cristiano. E questa predisposizione all'ospitalità nei confronti dell'altro affonda radici nella storia della Chiesa, quando era consuetudine costruire case che accogliessero i pellegrini vicino ad ogni Chiesa "per accogliere l'umanità migrante di Cristo".
"Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra ". Abramo non soltanto esce, capace di incontrare l'altro, ma, soprattutto, è capace di vedere l'altro. Essere cristiani, infatti, non significa soltanto essere capaci di ospitalità aprendo la porta della propria casa all'altro, ma richiede uno sforzo ancora più grande: essere capaci di vedere l'altro e di riconoscerne la sua condizione di dignità in quanto essere umano.
La sfida cui i recenti fenomeni migratori chiamano la comunità cristiana è quella di andare oltre un atteggiamento di paternalistica accondiscendenza, ascoltando il desiderio umano di essere, ognuno, riconosciuto in quanto tale, per la sua intrinseca e impre4scindibile dignità. Abramo, però, non è capace solamente di riconoscere l'umanità preziosa dell'ospite, ma addirittura sembra aspettarne con intrepida impazienza l'arrivo, perchè il piacere dell'ospitalità deriva dalla creatività della grazia. "Poi gli dissero; Dov'è Sara, tua moglie?. Rispose: " e' là nella tenda. Il Signore riprese: "Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio".
Accogliere non significa soltanto lasciare aperta la porta della propria casa e vedere il volto umano e degno dell'altro, significa anche riconoscere e ringraziare per la benedizione che l'altro, lo straniero, porta con sè. Perchè sono quei tre ospiti sconosciuti a benedire Abramo e donargli una discendenza come dono per la sua accoglienza e anche oggi lo straniero può rendere fertile la sterile Europa, può aprire il cuore le la mente ad nuovo modo di essere uumani, può arricchire i carismi della Chiesa e far si che questi contribuiscano a creare un'umanità nuova, conviviale, pacifica, capace di vivere in modo interculturale che è lo stesso modo di vivere di Gesù nella storia.