Prospettive e segni del futuro nella vita consacrata

11 gennaio 2020

Il nostro Dio attua le sue meraviglie nel passato, nel presente e nel futuro. Questa certezza genera speranza e ci dà l'audacia di ricercare la strada promettente per una rinascita della vita consacrata nelle nostre comunità e per uno sviluppo, in una fedeltà creativa, del carisma dell'Istituto religioso.
Si avvertono e si possono leggere dei segnali nuovi, che costituiscono le nuove prospettive di una vita consacrata, a condizione che sappiamo leggere la realtà, non con gli occhi fisici ma con il canocchiale della fede. La realtà è sempre al di là di ciò che si vede.
1. Un modo nuovo di abitare nel mondo e tra la gente, lontane da quella "fuga mundi" e da ogni forma di superiorità e di chiusura. Aver concepito male l'espressione evangelica "Noi siete nel mondo ma non siete del mondo" ci ha condotte per vari secoli a concepire lo stato religioso uno stato di privilegio. Oggi la vita consacrata ha significato se si vive la vita ordinaria con la testa, con il cuore, con le mani e con la bocca. Siamo chiamate ad annunciare il vangelo con la vita. Dobbiamo superare la paura di avvicinare il mondo, per sentire "l'odore della gente". Quindi si rende necessario per questo passaggio che la religiosa sia matura, responsabile e adulta,
2. Maggiore attenzione alla capacità di relazione umana come luogo privilegiato che annuncia il vangelo con la modalità della misericordia di Dio, il cui volto è Cristo. La religiosa nel passato aveva un'opera da svolgere e identificava la sua missione con l'opera.
Qu1. Un modo nuovo di abitare nel mondo e tra la gente, lontane da quella "fuga mundi" e da ogni forma di superiorità e di chiusura. Aver concepito male l'espressione evangelica "Noi siete nel mondo ma non siete del mondo" ci ha condotte per vari secoli a concepire lo stato religioso uno stato di privilegio. Oggi la vita consacrata ha significato se si vive la vita ordinaria con la testa, con il cuore, con le mani e con la bocca. Siamo chiamate ad annunciare il vangelo con la vita. Dobbiamo superare la paura di avvicinare il mondo, per sentire "l'odore della gente". Quindi si rende necessario per questo passaggio che la religiosa sia matura, responsabile e adulta,
2. Una maggiore attenzione alla capacità di relazione umana come luogo privilegiato dove il vangelo viene annunciato con la modalità della misericordia di Dio.
3. Una l casa religiosa trassformata in luogo aperto, casa comune, ambiente vitale dove ognuna si trova a suo agio, dove ognuno si sente invitato a prendere parte, dove si costruisce la fraternità tra persone diverse riunite nell'unico ideale della vocazione e della missione.
Il valore da vivere è l'ospitalità e non la claustrazione.
4. Nuove sfide missionarie e nuove frontiere nella scelta dell'evangelizzazione, raggiungendo le periferie del mondo, dove l'uomo è lontano da Dio o ha dimenticato il primo annuncio, dove sembra più scarso il raccolto e più rischiosa la presenza. Insomma una vit consacrata più audace nelle scelte missionarie e pià impegnata in missioni di frontiera, superando la tentazione ad ogni costo di conservare la tradizione apostolica
5. Una vita consacrata aperta all'interculturalità e internazionalità, che valorizza gli apporti originali delle altre culture, aperta alle diversità, disposta ad imparare da chi è venuto dopo di noi, facendo morire il centrismo che è una tentazione di molti Istituti religiosi e procedendo dalla periferia al centro e non vantando la primogenitura.
6.Una vita consacrata che non vive di nostalgia del passato ma annuncia con linguaggi accessibili alla giovane di oggi il patrimonio di un passato glorioso, su cui la comunità s'impegna a tradurre il deposito carismatico dell'Istituto.
7. Una vita consacrata che accoglie la presenza dei laici attraverso i Movimenti e la condivisione del carisma dell’Istituto: la cura pastorale della carità verso le fasce deboli, verso i disabili dell’udito che ci consente di esprimere il volto della misericordia del Cristo con l’Effatà alla vita, alla relazione, alla lode a Dio. L’istituto, compiendo l’opera di acculturazione verso i laici, arricchisce il carisma delle modalità creative con cui è vissuto dal laicato e ne scaturisce un arricchimento reciproco.
8. La vita consacrata deve avere il coraggio di uscire dal proprio orto e dalle proprie opere per lavorare insieme alle altre forze ecclesiali, insieme agli altri Istituti, perdendo il riconoscimento e la titolarità del lavoro svolto. Il seme deve muore nella terra per produrre frutto a suo tempo, ed è il tempo di Dio.
9. La vita consacrata non può continuare con una concezione piramidale ma deve mirare ad uno stile di vita comunionale e sinodale, utilizzando tutti gli organismi, strutture e mezzi che facilitano questo percorso formativo.
Sintesi personale di una relazione di Amedeo Cencini