Parrocchia San Filippo Smaldone a 10 anni di vita

15 marzo 2019

UNA CHIESA PELLEGRINA TRA LE CASE

La Parrocchia, porzione della Chiesa locale, è la “grande famiglia di Dio”, o meglio “la famiglia di famiglie”; “proprio perché non è una struttura caduca, ha una grande plasticità e può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e creatività missionaria del pastore e della comunità” (Evangelii gaudium n.28).

La Parrocchia “San Filippo Smaldone” non è situata nel centro storico della città di Lecce ma alla periferia urbana, sorta in conseguenza del fenomeno naturale dell’immigrazione delle giovani coppie, che dilatano gli spazi urbanistici per realizzare il sogno della nascente famiglia, o ad un loro ingresso nella città per motivi di lavoro.
Essa ha una connotazione legata al carattere pellegrinante dei fedeli che, sradicati dalla parrocchia di origine, s’incontrano ad un certo momento del cammino di fede e si sforzano di inserirsi nel nuovo contesto sociale e religioso. Tale genesi ha condizionato, agli inizi, il cammino dei fedeli nel percepirsi e vivere da “fratelli di fede”, nel tessere relazioni qualitative e nel superare la semplice convivenza più o meno pacifica, per realizzare le tre dimensioni profondamente connesse della Chiesa: la conversione personale, lo stile evangelico di comunione, corresponsabilità e servizio, la costruzione delle strutture di accoglienza annesse al luogo sacro: salone, locali per la catechesi, spazio per attività ludiche e sportive, strutture queste ultime ancora in cantiere. Mi sento di dire che la Parrocchia “San Filippo Smaldone” è cresciuta con la vita dei fedeli, e questa è una nota che ha consentito loro di porsi il problema del funzionamento, di ricercare strategie e mezzi per risolverlo, di condividere attese e speranze comuni tra il Parroco Don Giovanni Serio, la cui “stabilitas loci” ha favorito lo sviluppo della stessa costruzione e della vita di fede della comunità.
D’altra parte la centralità della Parola, la pratica dei sacramenti e il servizio di carità (annuncio – liturgia e missione), oltre ad essere impegno del ministro ordinato (diaconi, presbitero e vescovo), sono doni che vengono dall’alto: è parola di Dio rivelata che illumina, è azione sacramentale che dona la grazia santificante, è forza dello Spirito che sveglia il cuore alla passione missionaria verso il fratello, vicino e lontano che sia.
In questo cammino di vita di fede, ci si domanda: quale incidenza ha dal punto di vista pastorale l’intestazione della Chiesa a un Santo adottato da Lecce, San Filippo Smaldone? Ogni Santo è imitatore di Cristo e la santità è vocazione comune di ogni cristiano. “Siate santi come il vostro Dio è santo” (Lev 19,1-2).
Nell’imitare Cristo, ognuno coglie, in una risonanza interiore, una parola del Vangelo che trasforma in programma di vita; per il nostro Santo, fondatore di una Istituzione benemerita nel mondo, la Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori, la parola-chiave è l’Effatà di Cristo al sordo, dove la sordità non è una categoria solo fisiologica ma teologica. Siamo sordi e ciechi se non ascoltiamo e viviamo la Parola di Dio.
Questa Parrocchia, unica nel mondo intestata al Santo della carità, è stata voluta e realizzata dal nostro compianto Arcivescovo Mons. Cosimo Francesco Ruppi, pochi anni dopo la canonizzazione del nostro Santo, che tanto lustro ha dato al capoluogo salentino per il suo zelo sacerdotale, per l’incisiva opera di riabilitazione nel Meridione d’Italia a vantaggio degli “scartati del tempo”: i sordomuti

Il cammino che, ancora oggi, il Santo indica alle Sue Suore custodi del suo carisma, e ai parrocchiani, suoi devoti, è una Chiesa in esodo per ascoltare il gemito del mondo e la prossimità all’altro, per vivere il Vangelo della carità concreta, quella carità che si sporca le mani e riabilita il fratello nella dignità di persona e figlio di Dio. Per realizzare tale prossimità, che è uno stile di vita cristiano ed evangelico, si richiede l’apertura del cuore, la disponibilità ad un servizio di condivisione, di amore gratuito e disinteressato, frutto della Parola che illumina la nostra vita: “La tua Parola è lampada ai miei passi. Luce sul mio cammino” (Sal 119,105), e dell’azione sacramentale che santifica e abilita al dono di sè.

Il 15 marzo 2009 si inaugurava il nuovo tempio, a dieci anni di vita il 15 marzo 2019 tutta la comunità, unita al Pastore della Diocesi Mons. Michele Seccia e al suo Parroco Don Giovanni Serio, rende grazie a Dio con una solenne Concelebrazione Eucaristica per gli innumerevoli benefici ricevuti e per l’azione pastorale di Don Giovanni che, da fedele amministratore della Parola e dei sacramenti, ha cooperato alla costruzione della Chiesa viva: non quella di pietre ma di carne, la Chiesa del popolo di Dio pellegrino sulla terra, forte delle armi con cui difendersi dal male e partecipe della grazia per avanzare e vivere l’essenziale per contemplare la bellezza e la verità nell’orizzonte dell’amore pieno in Dio. Hoc est in votis!