Papa Francesco: voi consacrati alba perenne della Chiesa

2 febbraio 2018

"Guardiamo a noi, cari fratelli e sorelle consacrati. Tutto è cominciato dall'incontro col Signore. Da un incontro e da una chiamata è nato il cammino di consacrazione. Bisogna farne memoria. E se faremo bene memoria vedremo che in quell'incontro non eravamo soli con Gesù: c'era anche il popolo di Dio, la Chiesa, giovani e anziani, come nel Vangelo". Così papa Francesco si è rivolto ai religiosi e alle religiose. "È bene ricordare - ha aggiunto - che non si può rinnovare l'incontro col Signore senza l'altro: mai lasciare indietro, mai fare scarti generazionali, ma accompagnarsi ogni giorno, col Signore al centro. Perché se i giovani sono chiamati ad aprire nuove porte, gli anziani hanno le chiavi. E la giovinezza di un istituto sta nell'andare alle radici, ascoltando gli anziani. Non c'è avvenire senza questo incontro tra anziani e giovani; non c'è crescita senza radici e non c'è fioritura senza germogli nuovi. Mai profezia senza memoria, mai memoria senza profezia; e sempre incontrarsi".
"La vita frenetica di oggi induce a chiudere tante porte all'incontro, spesso per paura dell'altro - sempre aperte rimangono le porte dei centri commerciali e le connessioni di rete -; ma nella vita consacrata non sia così: il fratello e la sorella che Dio mi dà sono parte della mia storia, sono doni da custodire".
"Non accada di guardare lo schermo del cellulare più degli occhi del fratello, o di fissarci sui nostri programmi più che nel Signore. Perché quando si mettono al centro i progetti, le tecniche e le strutture, la vita consacrata smette di attrarre e non comunica più; non fiorisce perché dimentica 'quello che ha di sotterrato', cioè le radici", ha proseguito. "La vita consacrata nasce e rinasce dall'incontro con Gesù così com'è: povero, casto e obbediente", ha aggiunto il Pontefice ricordando così i tre voti di povertà, castità e obbedienza.
"C'è un doppio binario su cui viaggia: da una parte l'iniziativa d'amore di Dio, da cui tutto parte e a cui dobbiamo sempre tornare; dall'altra la nostra risposta, che è di vero amore quando è senza se e senza ma, quando imita Gesù povero, casto e obbediente", ha spiegato Francesco. Così, "mentre la vita del mondo cerca di accaparrare, la vita consacrata lascia le ricchezze che passano per abbracciare Colui che resta. La vita del mondo insegue i piaceri e le voglie dell'io, la vita consacrata libera l'affetto da ogni possesso per amare pienamente Dio e gli altri".
"La vita del mondo s'impunta per fare ciò che vuole, la vita consacrata sceglie l'obbedienza umile come libertà più grande - ha detto il Papa -. E mentre la vita del mondo lascia presto vuote le mani e il cuore, la vita secondo Gesù riempie di pace fino alla fine, come nel Vangelo, dove gli anziani arrivano felici al tramonto della vita, con il Signore tra le mani e la gioia nel cuore".
"Anche voi andate nel mondo controcorrente: la vita del mondo facilmente rigetta la povertà, la castità e l'obbedienza". "Siete così l'alba perenne della Chiesa", ha affermato. "Vivere l'incontro con Gesù è anche il rimedio alla paralisi della normalità, è aprirsi al quotidiano scompiglio della grazia - ha osservato il Pontefice -. Lasciarsi incontrare da Gesù, far incontrare Gesù: è il segreto per mantenere viva la fiamma della vita spirituale. È il modo per non farsi risucchiare in una vita asfittica, dove le lamentele, l'amarezza e le inevitabili delusioni hanno la meglio".
"Incontrarsi in Gesù come fratelli e sorelle, giovani e anziani, per superare la sterile retorica dei bei tempi passati, quella nostalgia che uccide l'anima, per mettere a tacere il 'qui non va più bene niente' - ha aggiunto -. Se si incontrano ogni giorno Gesù e i fratelli, il cuore non si polarizza verso il passato o verso il futuro, ma vive l'oggi di Dio in pace con tutti". (Omelia di Papa Francesco nella Messa del 2 febbraio 2018 celebrata nella Basilica di San Pietro)