L'esperienza del Covid: un tempo abitato da Dio

26 marzo 2021

Durante questo tempo lungo del coronavirus, in cui la situazione sanitaria si fa sempre più drammatica e l’unica speranza proposta da scienziati e ricercatori è il vaccino a tutti, siamo spesso attratti da notizie di “donazioni solidali” di banche, di industrie, che, al di là dell’attività, sono persone con un volto, un nome e spesso sono definiti “i benefattori” dell’umanità. Sono gesti e azioni che fanno parlare i media e, poiché la comunicazione immediata, che fa notizia e non lascia il tempo di riflettere, non si pensa che tali donazioni ritorneranno in denaro nelle borse di chi “ha donato”, sotto forma di “esenzione dalle tasse”. La solidarietà evangelica ha il volto della gratuità; essa gratuitamente dona attraverso i piccoli e grandi gesti, che non fanno rumore, che non fanno notizia nei media: questa è l’esperienza fatta dalla nostra comunità in tempo di prova del coronavirus.
Ci siamo chiesto come questo tempo di pandemia, di morte, possa diventare un tempo abitato da Dio, carico di vita e di speranza. Ci viene in aiuto la pagina evangelica che ci rassicura: Essi (i discepoli) lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che noi moriamo?» Egli, svegliatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!» Il vento cessò e si fece gran bonaccia. Egli disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E Simone Weil scrisse: “I tempi di catastrofe sembrano tempi dove Dio si ritira, fa un passo indietro; in realtà sono tempi per scoprire il Dio della tenerezza, il Dio della misericordia, il Dio vicino, il Dio impegnato con la persona umana, il Dio che è al fianco della vittima, al fianco di chi soffre, perché è Dio che vive questo ritiro”.
Dio fa un passo indietro, si ferma: è un invito a ricrearci, a convertirci, a camminare con gli emarginati della storia perché diventino protagonisti e a dare alla storia un volto più umano. La voce che viene dalla periferia del mondo ci invita a credere e vivere secondo il progetto divino dell’unità umana e cosmica: tutto è connesso. Nonostante le perdite e le morti è possibile coltivare la speranza, come diceva il vescovo profeta dom Pedro Casaldaliga: “Siamo combattenti di una causa invincibile”.