Indonesia:emergenza senza fine

03 ottobre 2018

Sono passati sei giorni dal doppio disastro di terremoto e tsunami sull'isola indonesiana di Sulawesi, ma ancora scarseggiano i servizi essenziali e gli aiuti umanitari. La crescente disperazione dei residenti è evidente: con 66'000 edifici crollati e intere aree non ancora raggiunte dai soccorritori: a Palu si moltiplicano i saccheggi dei negozi ancora in piedi, tra una crescente tensione tra la polizia e i residenti. Ed è scontato che il bilancio delle vittime, aggiornato oggi ad almeno 1'350 vittime, ma il numero salirà ancora. “La carenza di cibo e di acqua, ma anche di medicinali, rende la vita dei superstiti difficile negli affollatissimi centri di evacuazione e accoglienza” - sottolinea la Caritas Italiana, in una nota diffusa, dopo l’eruzione del vulcano Soputan nella provincia del Nord Sulawesi, non lontano da Manado, a poco più di 800 km da Palu. “Le sorgenti d’acqua sono contaminate e ci sono molti corpi senza vita che aumentano il rischio di epidemie. C’è solo una strada per arrivare a Palu City da Mamuju attraverso Pasang Kayu e Donggala ed è trafficatissima di mezzi che cercano di portare soccorso e aiuti. Anche il team di emergenza partito dalla diocesi di Makassar, nel sud del Sulawesi, è stato rallentato dalle strade distrutte e dal disastro del terremoto” .
Nelle altre isole, come in quella di Flores, dove è situata Maumere, città dove noi Salesiane dei Sacri Cuori svolgiamo la nostra missione, si respira aria di sofferenza per i fratelli che vivono in emergenza umanitaria senza fine. Non si avvertono i segni del terremoto perché la distanza tra l’epicentro e Maumere è di circa 1000 km, ma si avverte la paura e il dolore.