Il patrimonio dell'Istituto

Il patrimonio dell'Istituto
12 luglio 2015

Oggi, 12 luglio, tutta la giornata è impegnata nel confronto con gli esperti in campo giuridico, gestionale e fiscale per pervenire a delle decisioni circa gli orientamenti da seguire per salvaguardare il patrimonio non solo spirituale ma anche immobiliare dell'Istituto. Il primo intervento è stato di Padre Sebastiano Paciolla, sottosegretario della Congregazione per gli Istituti religiosi e le Società di vita apostolica. Il relatore evidenzia lo stretto rapporto tra carisma e opere con tutte le problematiche connesse e attuali: le grandi strutture e l'esiguo personale religioso, l'investimento delle poche religiose in campi dirigenziali per salvare le opere; una gestione oculata dei beni che dia testimonianza della povertà religiosa e che non ponga in essere rischi e pericoli per il patrimonio.
Questo presuppone alcune riflessioni: l'apprendimento della linea evangelica nella gestione dei beni (rinnovata audacia dell'Istituto) per essere credibili, il richiamo che l'economia è uno strumento per la missione; lo studio per una organizzazione dei beni fatta con sapienziale discernimento; la riflessione sulla rispondenza tra opera e missione, tra opere e personale religioso in forza, tra opere tradizionali e nuove frontiere o percorsi; la capacità di coniugare professionalità e principi evangelici per mediare scelte eticamente sostenibili.
Un'attenzione particolare deve essere posta alla formazione degli operatori economici per una buona e saggia amministrazione.
Un Capitolo ha questo compito importante:
* definire quali le opere da portare avanti, quali riconvertire o ridimensionare, quali aprire e quali chiudere;
* attuare procedure che permettano una buona progettazione delle risorse (cura dei bilanci preventivi, piano pluriennale e proiezione in avanti);
* avere un sistema di monitoraggio circa le perdite, i debiti e la copertura degli stessi;
* curare la trasparenza e rispettare le leggi canoniche e civili in campo di gestione dei beni e del personale laico;
* elaborare piani di controllo interno, non inteso come limitazione dell'autonomia delle Case, ma come espressione di un servizio di comunione.
* liberarci di un bene qualora esso costituisce un grande rischio per l'Istituto.
I beni dell'Istituto sono beni della Chiesa; pertanto occorre informare a tempo debito l'Ordinario del luogo della volontà del Consiglio di chiudere un'opera.
Ill can. 610 del C.D.C. parla dell'apertura di Case con il consenso dell'Ordinario del luogo; ma quando si chiude la prassi consiste nell'informarlo; ecco il limite in campo giuridico e spesso priviamo le periferie o i piccoli paesi. per favorire la città; nel caso di decisione di ritiro della comunità e chiusura dell'opera chiediamo consiglio prima della decisione al Vescovo del posto.
Successivamente l'avv. Armando Montemarano si sofferma sul concetto di bene ecclesiastico alla luce del Concordato ultimo tra Stato e Vaticano e come il patrimonio strumentale (lo stabile destinato all'opera gestita dall'Istituto) sia considerato dalla legge civile un'attività commerciale e, quindi, passibile a tutte le imposte e tasse delle aziende pubbliche: altro elemento che pone in ginocchio le opere e gli istituti religiosi in un momento di grande crisi per vari fattori. Quali le strategie che si possono usare per limitare la responsabilità patrimoniale? E' uno studio che va fatto con sollecitudine - ripete il nostro legale Avv. Montemarano.
L'ultimo a intervenire è il commercialista Dott. Rossi che, da conoscitore dei bilanci delle Case e della Congregazione, evidenzia i punti di forza e di debolezza nella gestione economica delle Case.
Una giornata intensa di lavoro, che conduce le Capitolari a prendere sempre più coscienza dei problemi e delle possibili soluzioni onde avere il tempo di maturare in comunione il nuovo piano del sessennio.